Un figlio.
Vi rendete conto? Un figlio. Io?
A diciotto anni poi... e non mi ricordo neanche quando è stato. Oddio, a dir la verità ricordo. E' che non
voglio ricordare.
Niki ci è rimasta malissimo quando gliel'ho detto, eh già. Però dovevo aspettarmelo. Per un attimo ho temuto che volesse lasciarmi. Ma in fondo ne aveva tutto il diritto, no?
Aggie invece vuole tenerlo e crescerlo. Io non voglio che mi chiami
papà, assolutamente. Voglio aiutarli, si, ma non mi voglio mostrare come la figura del padre.
Però ho
paura. Ho paura perchè questo bambino che sta nascendo ha già minato una volta la felicità mia e di Niki. Ho paura che lo faccia ancora.
Ho bisogno di tutto il sostegno di Niki, in questo momento. Se solo si allontanasse di poco, credo che morirei.
Jastor
Deny love, just be what They want you to be. Be proud of yourself. And never look back at the past.
Malice me lo diceva sempre.
Me lo ripete ancora, ogni volta che ci incontriamo.
Non ci riesco.
Non riesco a dimenticare tutto.
Non voglio.
Come potrei?
No.
Dopo quasi dieci anni, oggi ho rivisto Gretchen.
Poverina, l'hanno licenziata per causa mia.
Mi manca.
Lei è l'unica che mi abbia mai mostrato un po' di affetto.
Gretchen era una delle infermiere del McFallen, dieci anni fa. Era giovane, aveva poco più di vent'anni, e sognava di incontrare il suo Principe Azzurro e costruirsi una famiglia. Forse in questo l'ho aiutata. Se fosse rimasta a lavorare al McFallen, non avrebbe mai incontrato Peter e non avrebbero avuto una dolcissima bambina. Ha dei riccioli biondi davvero bellissimi. Come quelli di sua madre, ma più chiari. I capelli di Gratchen sono più sul castano, ma ricordo che sotto il sole sembravano fatti di oro puro.
La facevo sempre impazzire. Ma le volevo bene. Era l'unica che non mi trattava come un povero scemo. E forse è l'unica che sa dei miei poteri. L'unica esterna al McFallen, intendo. Nessuna delle infermiere non specializzate in mostrologia mi ha mai creduto. Pensavano tutte che fossi davvero pazzo. Non Gretchen. O almeno non mi ha mai fatto capire di pensarlo.
Gretchen non si arrabbiava mai, con me. Mi riprendeva, mi sgridava... ma non urlava, non dava i numeri. Anzi, mi sorrideva. A volte, quando mi sgridava, i suoi occhi erano tristi, come se si sentisse in colpa per quello che stava facendo. Non volevo. Insomma, non era giusto. Aveva ragione a sgridarmi, e lo sapevo bene. Perché allora doveva sentirsi colpevole? Non l'ho mai capito.
Una volta, pur di non lasciarmi solo, ha passato la notte sveglia, al mio fianco. Avevo sette anni, e avevo la febbre. Non che fosse una novità. La mia temperatura corporea sale con estrema facilità.
Quella volta però stavo davvero male. Non riuscivo a muovermi, mi girava la testa. Probabilmente la febbre era a più di 40, ma a nessuno importava. Mi stavano già riempiendo di antibiotici, antipiretici e farmaci vari. Io non capivo niente. Non riuscivo a pensare con lucidità, nemmeno volendo. E non riuscivo a controllare i miei poteri. Sentivo con chiarezza tutto quello che pensavano gli altri, senza bisogno di sforzarmi. Non capivo i loro pensieri, ma li sentivo.
Gratchen era lì, vicino a me, e mi teneva la mano. Mi coccolava, mi accarezzava dolcemente, lisciandomi i capelli. E mi rinfrescava con un panno. Non me ne accorgevo - non sento caldo e freddo - ma la vedevo farlo. Penso di aver anche pianto, e delirato, ma bon. Chissà quante cagate ho detto...
Non riuscivo a dormire, ogni volta che chiudevo gli occhi mi sembrava di cadere in un pozzo. Mi girava la testa. Un po' come quando si cerca di dormire da ubriachi.
Lei era lì, e mi parlava. Mi raccontava storie su storie, sorridendomi sempre, con il suo sorriso dolce e affettuoso. Le altre infermiere al massimo mi avrebbero dato un sedativo. Alcune non si sarebbero nemmeno degnate di fare quello. Se ne sarebbero andate e basta. Lei no.
Poi vabbé, la febbre è salita ancora, ho perso i sensi e mi sono svegliato in ospedale. Lì lei non aveva competenza, e non la lasciavano entrare nella mia stanza. Non lasciavano entrare nessuno. Non volevano che vedessero che mi avevano legato al letto, probabilmente.
Gretchen però è entrata ugualmente, una notte. L'ho scoperto dopo, leggendo nelle menti dei medici. Mi avevano dato dei sedativi, e io dormivo. Per questo non l'ho vista né sentita.
E poi l'hanno licenziata. Lei voleva solo vedere come stavo. Non accettava che mi lasciassero da solo quando stavo male. E l'hanno cacciata. Non le hanno mai più permesso di avvicinarsi a me, né al McFallen.
Ci sono rimasto male, e ho ricominciato a ferirmi volontariamente - be', quasi. Volevo punire me stesso per averla fatta licenziare, ma anche le altre infermiere. Se mi facevo del male, erano costrette a starmi attorno. Non potevano rischiare di perdermi per una qualche stupida infezione. Già sono a rischio di mio...
Be', oggi l'ho rivista. A scuola. Per caso. L'ho riconosciuta subito. Mi manca.
Non mi era mai successo, prima. Però ora l'ha fatto.
E per lo più davanti a Niki. Che figura di niente. Cosa ho fatto, vi chiedete? Sì, ho vomitato davanti a lei, come un povero stupido che non riesce neanche a trattenere un conato di vomito. Ma io non lo so.
E Niki continua a star poco bene. Cerco di starle vicino durante le crisi, ma lei insiste che non mi vuole. Ma io non cedo: non ho il cuore di lasciarla sola. Gli son stato vicino durante un attacco di pianto, durante un attacco di furia, quando anche lei s'è sentita male ed ha vomitato, quando è svenuta, quando dovevo disinfettarla.
Perchè fermarmi proprio ora?
Ma lei non capisce che
la amo, e che per lei farei questo ed altro. E penso che non si arrenderà mai all'idea che io
non la lascio sola.
Quanto la amo.
Oggi poi, ha insistito perchè io non bruciassi i miei disegni, e se li è tenuti per evitare un disastro. La adoro, a dir poco.
Ora vado, devo cambiarle le bende. Devo cambiare le bende alla mia dolce bambina viziata.
Jastor
Ecco. Ho passato l'ennesima crisi. Odio avere Jastor accanto, quando ho le furie. Lui insiste nel voler restare; continua a procurarsi graffi inutili, cercando di fermarmi. Io continuo ad allontanarlo, ma me lo ritrovo sempre vicino. Ho rischiato di morderlo, se non mi fosse accorta prima che era lui.
E' strano. Quando ho le furie -così chiamo le mie crisi maniacali- tendo a perdere il controllo di me. non sono io, a guidare il mio corpo. E' come se ci fosse un'altra persona dentro di me che pretende di picchiare, mordere e graffiare qualsiasi cosa sia nelle vicinanze. Compreso Jastor. Eh, già. Perchè è la mia mente ad amarlo, quindi è lei che cerca di lottare contro la voglia di morderlo. Spero solo che non si stanchi di me troppo presto, perchè mi piace troppo stare abbracciata a lui e neanche parlare per fargli capire ciò che provo. E' una sensazione..gratificante! Lui mi ha detto che sono praticamente l'unica che sopporta il suo potere e che non scappa via terrorizzata. Mhm, si vede che mi ha congelato in modo tale che non arrivi a scappare da lui..
Dio mio... Non riesco proprio a crederci... Insomma e' impossibile. Mi sono innamorato in pochissimo tempo. Di Lùcia, ovviamente. Di chi, sennò? Prima di questo, non ero un ragazzo serio, e mi dispiace. Perché me ne sono accorto solo ora. Chissà quante cavolate ho fatto in vita mia e che nemmeno ricordo... Trovando Lùcia, é come se mi si fosse aperto tutto l'universo, come se il mondo cominciasse a girare proprio quando lei si sveglia la mattina, quando apre gli occhi. Gli occhi, gli occhi... Da quelli, sono rimasto incantato. Sono azzurri, ma solo i suoi sono così. Non ho mai visto degli occhi del genere. Sono tutto, per me. Lei é tutto, per me. Come stavo dicendo prima, non ci credo. Non pensavo di essere nemmeno così sdolcinato con le ragazze. Credo che anche lei sia innamorata di me. Da come mi guarda, quello che mi dice... Mi piace tutto di lei, e spero che a lei piaccia tutto di me. Se non tutto, almeno una minima parte. Al solo pensiero che potremmo vivere insieme ancora non so' quanti anni, mi si riempie il cuore di gioia.
Prima, penso due ore fa, sono ritornati i miei zii, per poi fuggire. Perché sono fuggiti? Insomma, non é che sono fuggiti, sono partiti di nuovo. La zia era rimasta impressionata dalla somiglianza di Lùcia con la mamma. All'inizio non ci avevo fatto caso, lo ammetto. Ma poi, guardandola bene, ci vedo tutto, di lei: il naso, gli occhi, la bocca...
Ci e' venuta a fare visita anche Alwyn, ed é stato un piacere immenso, rivederla. E' cambiata molto, dall'ultima volta che l'ho vista: ha i capelli più lunghi ed il viso più triste. So' che quel ragazzo con cui é fidanzata non la tratta bene. Ci ho parlato miliardi di volte, ma niente. Non vuole saperne di laciarlo. Lei é seriamente convinta che si amano a vicenda, che vivranno tutta la vita insieme. Glielo auguro, per carità, ma con un altro uomo. Questo tizio vive fuori dal regno di Parthas, ma non si sà precisamente dove. Lei và sempre a trovarlo. Di questi tempi, mi e' sorto anche qualche dubbio: e se non esistesse? Per fortuna che siamo della Città Alta. Se fossimo della Bassa, come potevo finanziare i suoi viaggi?
Ho incontrato Sara, questo pomeriggio. Io e Lùcia siamo andati al centro commerciale, per prendere un pò di vestiti. Lei fa la cassiera in queò negozio. Ha insultato Lùcia e ci siamo difesi a vicenda. Lei é stata la ragazza a cui mi sono sentito più vicino. Sentivo che lei era la mia donna. Ma non era così. Non so precisamente quanti altri amanti aveva. Eppure stavamo così bene insieme. Ma ora mi vergogno di essere stato con lei, perché la conoscono tutti per il fatto che é molto...
aperta. Diciamo così.
Bene, ora devo andare, Lùcia mi sta chiamando. Dio, quanto la amo.
Hunter
Noia, noia, noia, noia.
Tutti sono fuori, al sole, a giocare a basket o con stupide pistole ad acqua. E io? Io sono costretto in camera mia! Ma dove sta la giustizia?
Okay, va bene. Da una parte è giusto che sia così. L'altro giorno ho davvero esagerato, e ora ne pago le conseguenze.
...
Ma che avete capito? Non ho fatto nulla di sbagliato! Sono solo molto, molto, molto sfigato. Non ho chiesto io di nascere con metà delle malattie genetiche più rare... insomma... due. Quasi. Non sono esattamente
le più rare, ecco. Anzi. Vabbé, chi se ne frega. Sono sfigato, punto e basta. Non sento dolore, non sento caldo né freddo, e fin qui non è neanche male. Ma non sudo nemmeno. Cosa buona, è vero, ma anche terribilmente odiosa. Mi surriscaldo per qualsiasi innalzamento della temperatura. Non posso fare una doccia calda. Non posso stare troppo al sole. Ancora bella come cosa? Per me, no. E poi, ho un dannatissimo cuore che batte come e quando gli gira. Non posso correre, non posso fare sport - non sotto stretta sorveglianza e con un'ambulanza vicina, almeno. Solo che io me ne frego. Se ho voglia di fare due tiri a canestro li faccio. E poi ho i miei soliti attacchi e devono portarmi all'ospedale di corsa. Che bella, la vita.
La cosa positiva? Niente scuola. Non per i primi giorni dopo un attacco, almeno.
Bah, lasciamo perdere.
Non volevo scrivere tutto questo, ma alla fine l'ho fatto. E ora, tanto vale lasciarlo scritto. Già che c'è...
Damian aka il vostro Desta <3
L'ho sognato ancora una volta. Che palle!
Ma è mai possibile che devo sempre fare quello stupido sogno? Stupido... più che altro è orribile. La versione distorta della mia vita.
Avevo cinque o sei anni - non sapendo con esattezza la mia età non posso esserne certo - e come sempre stavo dando il mio meglio come esibizione al Freak Show del Circo Grande. A quell'epoca già vedevo solo le varie sfumature azzurre delle persone. Da quando quel... tipo mi ha fatto... be', insomma. Lo sapete come sono ora, no? Ecco. Da allora la mia vista è sempre peggiorata, di giorno in giorno. Occhiali e lenti non sono mai serviti, ci vedevo troppo male. E poi quelli del Circo che figura ci facevano con un diavoletto quattrocchi? Nah. Chissà che cosa ha usato, quello... io ricordo solo che bruciava da impazzire. Qualcuno ha lanciato l'idea che fosse un qualche acido, e questo spiegherebbe anche le microscopiche cicatrici che ho attorno agli occhi. Sono invisibili ad occhio nudo, ma se avete le dita allenate a sentire le cose come le mie, be', ve ne accorgete. Quando avevo circa quattro anni qualcuno ha avuto la brillante idea di provare ad aggiustarmi la vista con la chirurgia. Ma, be', un veterinario in un circo non può fare miracoli, e per infezioni e balle varie anche quel poco che vedevo è andato a farsi benedire. Non che fosse molto, comunque.
Ad ogni modo, nel sogno già non vedevo più nulla. Una specie di cielo nero con delle belle nuvolette azzurrine. Quello che vedo anche adesso.
Mi stavano torturando, come sempre. Mi lanciavano sassolini, mi tiravano i capelli, mi scottavano con ferri arroventati. E tutto per cosa? Per fare uscire Scarecrow, la mia metà cattiva. Insomma, cattiva... da una parte lo capisco. Lui è tutto quello che io non sono mai riuscito ad essere. Lui incarna il mio odio, il mio risentimento, anche la mia frustrazione. Tutto. E si vendica. Ha sete di sangue, non si fa problemi ad uccidere, e mi fa sempre stare male. Io nonostante l'aspetto sono innocuo, e ve lo posso giurare su quello che vi pare. Non sono capace di fare del male a nessuno, mi faccio troppi scrupoli. Scarecrow no.
Al collo mi avevano messo un collare metallico, ben stretto. L'altra estremità della catena che lo legava la teneva uno del Circo, che mi strattonava di qua e di là, ferendomi senza pietà. Io urlavo, piangevo, ma a nessuno fregava niente. Erano tutti lì per vedere un diavolo, non un bambino. Loro credevano davvero che io fossi un qualche demone. E a nessuno importa se qualcuno fa del male ad un mostro. Le cose non sono cambiate.
Poi è successo. Non ho ancora capito se è stato un bene o no. Scarecrow ha preso il sopravvento ed è riuscito a strappare la catena dalle mani del domatore - sì, quando non si dilettava con me faceva il domatore di leoni. Scarecrow ha afferrato la catena, l'ha tirata, con una forza che non sapevo di avere. Poi l'ha afferrata con entrambe le mani, e si è lanciato contro un bambino. Come sempre, vedevo con i suoi occhi, quindi so perché l'ha fatto. Il Danis si quel bambino era altissimo. Era una macchia rossa molto più forte delle altre. Io non avevo nemmeno visto che c'era, quindi il suo Koer doveva essere davvero limitato. Forse addirittura inesistente.
Scarecrow gli si è avventato contro, e gli ha stretto la catena attorno al collo. L'ha strangolato. Lo ha uccio. Io lo ho ucciso.
Nel sogno è stato anche più terribile che nella realtà, perché
vedevo per davvero la sua faccia. Ovvio, non sarà stata la sua. Sarà un qualche ricordo di quando ancora vedevo qualcosa. Ma fa davvero impressione. Tutte le volte mi sveglio tremando e urlando. Non c'è mai nessuno a consolarmi, a dirmi che va tutto bene. Per fortuna. Perché non va tutto bene. Sarebbe una stupida bugia. Inutile. Né io né Scarecrow le sopportiamo. Una delle poche cose che abbiamo davvero in comune.
Malice
(e Noirin, che ha scritto)